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LE PATOLOGIE METABOLICHE

Nel vasto panorama delle problematiche di salute di tipo cronico, un grande spazio è occupato dalle patologie che riguardano i processi metabolici, con particolare riferimento a tutte quelle reazioni biochimiche che avvengono continuamente nel nostro organismo per trasformare i nutrienti che introduciamo con l’alimentazione in elementi utili a sostenere le funzionalità del corpo umano nel corso della vita di ogni giorno. 

Tra le principali patologie metaboliche di cui ci occuperemo in questo articolo, anche per la possibilità di poterle monitorare in farmacia grazie ai servizi erogabili, ricordiamo:

  • DIABETE

  • COLESTEROLO E PROFILO LIPIDICO

Questi elementi rivestono un ruolo di grande importanza non solo e non tanto per l’impatto diretto che possono avere sulla salute dei pazienti, ma anche per l’influenza che possono esercitare su quella che ancora oggi risulta essere la principale causa di malattia e rischio di mortalità: la sfera cardiovascolare. A titolo di esempio, nel caso del Colesterolo, infatti, non si può dire che esista un vero e proprio stato di malattia direttamente connesso a suoi valori alti; le dislipidemie, come vedremo nel dettaglio in seguito, possono contribuire in modo significativo a peggiorare le condizioni del sistema cardiocircolatorio e possono aumentare i rischi di eventi cardiovascolari acuti o cronici. In generale, quindi, tutti i parametri che possono avere un impatto di questo genere vengono elencati nella TABELLA DEI FATTORI DI RISCHIO MODIFICABILI: pressione, peso, diabete, colesterolo, stile di vita, fumo, alcool sono tra i principali elementi presenti in questo elenco; la scelta di come eventualmente correggerli instaurando una terapia  potrà dipendere non solo dai valori riscontrati in sé e per sé, ma anche dalla valutazione complessiva di come tali elementi impattano sulla condizione generale di un paziente.


IL DIABETE

Il “Diabete mellito” è una patologia correlata alla gestione dei carboidrati, meglio conosciuti come zuccheri. Il metabolismo degli zuccheri è regolato nel nostro organismo tramite l’Insulina, un ormone proteico secreto nel pancreas. Tra i disordini metabolici, il Diabete è una patologia assolutamente da non trascurare sia per il possibile impatto sulla funzionalità cardiovascolare (rientra nell’elenco dei fattori di rischio modificabili), sia perchè può causare conseguenze fisiche dirette, producendo danni alla retina, ai reni, ai vasi sanguigni, alla circolazione soprattutto periferica con rischi di subire conseguenze molto serie. Tra le condizioni che possono manifestarsi in pazienti con diabete molto avanzato e non adeguatamente curato possiamo citare la cecità causata da retinopatia, l’insufficienza renale, le vasculopatie, le ferite e le piaghe non curabili, il piede diabetico.

Il diabete è una condizione piuttosto complessa da definire nelle sue caratteristiche e nelle possibili cause che portano alla sua insorgenza; ci possono peraltro essere diverse condizioni che generano “stati di diabete”, a volte transitorio, quali per esempio la gravidanza o alcune terapie. Senza addentrarci approfonditamente in queste casistiche, in questa sede ci concentreremo sulle due categorie più comuni e diffuse: 

  • DIABETE DI TIPO I (IDDM: Diabete Mellito Insulino Dipendente): è causato da un deficit delle cellule del Pancreas deputate a produrre Insulina (chiamate “Isole del Langerhans”), per cui la concentrazione di questo ormone nel sangue è bassissima fino a non essere rilevabile. E’ il tipico diabete ad insorgenza giovanile e richiede per il suo trattamento la somministrazione di Insulina.

  • DIABETE DI TIPO II (NIDDM: Diabete Mellito Non-Insulino Dipendente): le cellule pancreatiche producono insulina, ma la sua azione o la sua concentrazione nel sangue non è adeguatamente efficace . Il diabete di tipo II è di gran lunga più diffuso rispetto al Tipo I, ha una insorgenza tardiva ed è in crescita parallelamente all’aumento del benessere nel corso dei decenni e al peggioramento dello stile di vita.


Grossolanamente abbiamo detto che il diabete è correlato ad uno squilibrio nella gestione degli zuccheri nel sangue.

Gli zuccheri, semplici (ad esempio il Fruttosio, tipico zucchero della frutta e del miele, oppure il Saccarosio che è il classico zucchero da cucina, costituito dall’unione di una molecola di Glucosio e una di Fruttosio) o complessi (quali ad esempio sono gli Amidi della pasta o le Maltodestrine presenti in moltissimi integratori pro-energetici), introdotti con la dieta vengono metabolizzati e rielaborati per essere utilizzati immediatamente in altri processi biochimici, oppure stoccati per usi futuri grazie, come detto, all’azione dell’Insulina, secreta dal nostro organismo in risposta ai livelli di glicemia riscontrati.

La complessa rete di processi biochimici presente nel nostro organismo ha l’obiettivo di  trasformare ciò che riceviamo dall’esterno (dieta o integrazione che sia…) in prodotti utili al nostro organismo. Perciò, quando nel nostro organismo vengono introdotti dei cibi, gli enzimi digestivi provvedono a trasformare gli alimenti ricchi di zuccheri in Glucosio, facilmente utilizzabile per i processi metabolici fisiologici: il livello del Glucosio nel sangue dopo la metabolizzazione degli alimenti si definisce Tasso Glicemico, ed è l’elemento che stimola e regola la produzione di Insulina, oltre ad essere il primo e più grossolano indice che viene analizzato e monitorato per delineare eventuali squilibri, possibili cause di stato patologico.


IL COLESTEROLO

Il Colesterolo è un elemento presente fisiologicamente nell’organismo di ogni individuo: non è solo legato a quanto introdotto direttamente con l’alimentazione in termini di contenuto di Colesterolo e di grassi presente nei cibi (“colesterolo esogeno”) ma anche a quanto prodotto nel nostro corpo come risultato di complessi processi metabolici di biotrasformazione e riassemblaggio di elementi di diversa natura (cioè non solo grassi, ma in generale tutti gli alimenti) ottenuti dalla digestione di ciò che mangiamo (“colesterolo endogeno”).

I grassi si presentano sotto forma di diversi aggregati (le cosiddette Lipoproteine), che, a seconda della loro densità, possono essere:

  • L++iberamente circolanti nel sangue (VLDL, essenzialmente i Trigliceridi)

  • depositati sulle pareti delle arterie e dei vasi (CholLDL, colesterolo “cattivo”)

  • stoccati nel fegato come scorta (CholHDL, colesterolo “buono”) di cui poter usufruire in un secondo momento. 

A seconda della maggiore o minore prevalenza delle diverse tipologie di aggregati, cambia molto significativamente l’interpretazione dei livelli di Colesterolo totale riscontrati, e conseguentemente anche la scelta di approccio terapeutico. Proviamo a spiegare meglio questo concetto basilare.

DETERMINAZIONE DEI LIVELLI DI COLESTEROLO

Quando si misura il Colesterolo, il dato più immediato che si ottiene è quello del cosiddetto Colesterolo Totale (CholTOT), costituito dalla composizione dei tre elementi sopra citati (del valore dei Trigliceridi si prende solo una parte, il 20%), che per la loro natura hanno un diverso impatto sulla salute del paziente; per rendere chiaro questo concetto, abitualmente utilizzo questo esempio piuttosto banale: si potrebbe paragonare il CholTOT a un baule di cui misuriamo le dimensioni esterne e del cui contenuto conosciamo la composizione qualitativa (possiamo paragonare le tre componenti del Colesterolo a materiali quali ferro, paglia e tondini di legno, cioè tre materiali di diverso peso specifico….se ripensiamo a quanto detto, possiamo comprendere che le tre diverse lipoproteine, a seconda della loro natura e di dove si localizzano, abbiano diversa “gravità”, quindi “pesino” sulla salute dell’individuo in modo diverso): la misurazione del COLESTEROLO TOTALE ci consente di stimare le dimensioni metriche di questo baule; l’analisi approfondita del PROFILO LIPIDICO (ovvero la determinazione quantitativa dei tre elementi costituenti) ci fornisce un quadro completo del contenuto del baule stesso e quindi il suo reale peso (inteso come “gravità”, ovvero impatto sulla salute del paziente); tale dato è essenziale per decidere se porre in atto dei correttivi. E’ infatti intuibile che a parità di CholTOT (a parità cioè di dimensioni complessive del baule da trasportare) cambia drasticamente l’approccio a seconda della composizione relativa degli elementi che lo costituiscono (ferro….paglia….tondini di legno del nostro baule….cioè rispettivamente LDL, HDL, VLDL). Due bauli di pari dimensioni richiederanno un investimento di forze molto diverso a seconda della maggiore o minore preponderanza del ferro al loro interno!

 L’analisi del PROFILO LIPIDICO completo consente di fornire due parametri di grande interesse, fondamentali per interpretare al meglio i risultati numerici delle analisi del sangue e per delineare più correttamente il quadro:

  • CholLDL, il “Colesterolo cattivo”, ovvero quella frazione che si deposita sulle pareti dei vasi sanguigni, ispessendoli e rendendoli meno elastici, con conseguenze sulla circolazione: la capacità di dilatarsi da parte dei vasi sanguigni è uno dei sistemi di accomodazione e adattamento fisiologico che l’organismo mette in atto per evitare innalzamenti pressori; se i vasi si induriscono e se sulle pareti interne si depositano placche cosiddette ateromatose,  questo sistema di autoregolazione viene meno e la circolazione ne risulta influenzata negativamente. Questo parametro dovrebbe stare al di sotto dei 130mg/dL 

  • CholTOT/CholHDL, ovvero la stima della frazione della parte positiva sul totale; questo parametro dovrebbe stare al di sotto del 4. Per esemplificare: se il totale di Colesterolo fosse 240mg/dL, il peso specifico di questo valore cambierebbe significativamente se il CholHDL (“buono”) fosse 40mg/dL oppure 60mg/dL; nel primo caso avremmo un rapporto TOT/HDL pari a 6, nel secondo pari a 4. Più basso è il rapporto, meglio è; più alto è il rapporto e più probabilmente sarà necessario instaurare una terapia correttiva.


L’ALIMENTAZIONE

E’ noto che l’alimentazione  e uno stile di vita più o meno attivo possono influire in modo significativo: una alimentazione particolarmente ricca di grassi, soprattutto saturi, o di alimenti ad alto contenuto di colesterolo aumentano le probabilità di avere un quadro più marcato di Dislipidemia; non è necessariamente detto, poiché grande importanza riveste lo stile di vita (la possibilità di consumare e metabolizzare quanto assunto con la dieta) e il codice genetico (la maggiore o minore predisposizione a produrre e metabolizzare determinati elementi; questa predisposizione è responsabile delle dislipidemie riscontrate in pazienti frustrati dall’insuccesso delle diete e dell’aver eliminato determinati alimenti). E’ però intuibile che mantenere sotto controllo l’apporto dall’esterno di Colesterolo o di acidi grassi che contribuiscono alla sua produzione è una norma di importanza assoluta.


CORRETTIVI E RIMEDI

Il primo e più semplice approccio prevede dunque una revisione delle abitudini alimentari e dello stile di vita, con misurazione iniziale e revisione del risultato ottenuto dopo un certo tempo sui livelli di colesterolo e sulla composizione relativa dei suoi elementi costitutivi: tale approccio, se positivo nei risultati, può essere risolutivo delle dislipidemie (solitamente lievi o moderate), soprattutto se i correttivi apportati sono riproducibili e sostenibili a lungo termine.

Se questo approccio non si rivelasse idoneo o non fosse sufficiente, è necessario ricorrere a correttivi di altro genere: Steroli vegetali contenuti in alimenti, Acidi grassi polinsaturi, Integratori alimentari contenenti principi vegetali come la Monacolina K (Riso rosso fermentato) o altro, fino ad arrivare ai farmaci di sintesi (principalmente Statine ed Ezetimibe); la scelta dovrebbe essere di competenza del medico di base, o quanto meno con esso andrebbe condivisa.

A questo punto nasce una domanda: un valore alto di colesterolo deve essere necessariamente corretto? La risposta corretta può solo essere “dipende”.

Per spiegare il senso di questa risposta possiamo ancora una volta ricorrere ad un banale esempio: assimiliamo il correttivo da apportare (farmaco o integratore che sia) ad una diga, concepita e realizzata per regimentare la portata di un corso d’acqua. Grossolanamente potremmo dire che la decisione se costruire o meno una diga e come strutturarla dipenderà verosimilmente dalla valutazione del potenziale rischio di danni a seguito di eventuali ondate di piena e/o esondazioni a valle; sempre banalizzando, potremmo dire che ridurre drasticamente la portata del corso d’acqua a un minuscolo rigagnolo avrebbe poco senso se il rischio dovesse essere molto basso, così come sarebbe assai poco sensato non intervenire in caso di elevato pericolo potenziale; allo stesso modo far uso di un determinato dosaggio di uno dei farmaci a disposizione per il controllo del colesterolo garantisce una sensibile riduzione dei parametri, utile e/o necessaria in caso di moderato/elevato rischio cardiovascolare; è tuttavia forse inutile o eccessivo ricorrervi se la valutazione del rischio stesso fosse negativa. La scelta di avvalersi di un correttivo deve essere condivisa con il medico di base e suffragata dai dati numerici, ma soprattutto dovrà essere mantenuta nel tempo….come una diga….come tutte le terapie volte a correggere valori legati a patologie croniche: è essenziale sottolineare infatti che il raggiungimento di un valore ottimale in uno o più parametri vitali corretti con delle terapie farmacologiche NON può in alcun modo avallare la scelta di sospendere tali terapie, perché il valore raggiunto è conseguenza della terapia instaurata e mantenuta.


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