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POSSIAMO PREPARARCI ALL’ARRIVO DELL’INVERNO E DEI SUOI MALANNI?

Se ci sono delle certezze nel periodo invernale, tra queste possiamo certamente annoverare le feste, le luci del Natale, i doni, i panettoni, le abbuffate, ma anche, assolutamente, le malattie tipiche della stagione fredda e i sintomi che ad esse si accompagnano: Febbre? Tosse? Mal di gola? Raffreddore? Malessere generale? Tutti sintomi del tutto comuni, con cui abbiamo sempre avuto tutti a che spartire e che non ci hanno mai realmente spaventato (ad eccezione delle persone molto fragili e affette da patologie pregresse) e che abbiamo sempre accettato come naturale conseguenza del vivere sociale in questa parte dell’anno. È però quasi inevitabile che dal famigerato, terribile, indimenticabile 2020, quando si parla di “sintomatologia respiratoria”, appare inevitabile il collegamento con ciò che è stato per lungo tempo l’argomento più trattato e dibattuto a qualsiasi livello nella nostra società e forse anche nel mondo: il Coronavirus SARS-COV2, meglio noto come COVID-19. Per cause legate a diversi agenti patogeni o a condizioni ambientali/atmosferiche, questi sintomi ci hanno sempre accompagnato e mai ci siamo discostati inorriditi in presenza di qualcuno che candidamente manifestasse o lamentasse di esserne affetto. Pur se da sempre noti e comuni, questi sintomi si possono comunque affrontare provando a renderli meno fastidiosi e pesanti: come? Attuando strategie difensive per ridurre l’impatto di tutti gli agenti pro-infiammatori a carico delle vie aeree (superiori e inferiori), cosa che è e resta una buona idea oggi, dopo la pandemia, come lo è sempre stato. 

Se pensiamo al binomio prevenzione-malattie invernali la prima cosa che viene immediatamente in mente è la vaccinazione antinfluenzale: decisamente riduttivo….. e apre un ambito, quello delle vaccinazioni, molto delicato, e davvero malamente dibattuto relativamente alla vaccinazione contro il Covid negli ultimi due anni. Senza entrare nel merito della annosa e complessa diatriba VACCINO SI’/VACCINO NO, proviamo ad entrare nel merito della questione sottolineando alcuni aspetti che crediamo siano maggiormente rilevanti.


Perché ci si dovrebbe vaccinare? Cosa significa vaccinarsi? È giusto farlo? Fa male? Provoca danni? Mille possono essere gli interrogativi che si aprono sulla questione, spesso senza riuscire a trovare una risposta certa e univoca. Grossolanamente possiamo dire che lo scopo di ogni vaccinazione dovrebbe essere quello di stimolare in modo specifico il nostro sistema immunitario, inducendo, tramite somministrazione di frazioni di microrganismi patogeni opportunamente trattate e rese innocue, la produzione di specifici anticorpi. Tali anticorpi costituiscono uno strumento di difesa perché rendono il nostro organismo meno suscettibile agli effetti causati dai suddetti patogeni a seguito di avvenuta infezione. Nel caso delle malattie infettive tipiche della stagione fredda, che tipicamente si trasmettono per via aerobia viaggiando nelle goccioline emesse da ogni individuo respirando, parlando, starnutendo o tossendo, l’obiettivo non è quello di inibire il contagio bensì appunto di attenuarne gli effetti in termini di sintomatologia, decorso e conseguente impatto sulle condizioni pregresse dell’individuo. Questo è un punto fondamentale….ed è anche uno degli elementi su cui si genera e si è generata la maggior confusione. Credo che ognuno di noi abbia assistito, nel corso degli ultimi due anni, a discussioni in merito alla (vera o presunta?) inefficacia della vaccinazione contro il COVID dato l’elevato numero di infezioni (i cosiddetti “positivi”) in pazienti vaccinati: ritengo questa una considerazione del tutto inopportuna, che sposta completamente il focus dal vero obiettivo della vaccinazione. Un virus a trasmissione aerobia (quale quello del COVID, ma anche quello dell’influenza o dello Streptococco assai diffuso in ambito scolare, per fare altri esempi assai noti) non può venire bloccato inoculando un vaccino che agisce all’interno del nostro organismo inducendo a livello sistemico la produzione di sistemi difensivi; per impedire il contagio, nel caso specifico sarebbe necessario creare una barriera fisica….quali per esempio sono state le mascherine indossate per diverso tempo. In assenza di una protezione di tipo fisico, è semplicemente impensabile impedire che virus e batteri che viaggiano nelle goccioline di saliva emesse da ogni persona “infetta” possano non entrare in contatto con le mucose di altri individui con cui si viene a contatto; esistono anticorpi di tipo IgA (che persistono per un tempo brevissimo e creano quindi uno stato di immunità assai poco duraturo) situati a livello delle mucose in grado di inibire o quantomeno fortemente ostacolare l’attecchimento dei germi, ma la forma di difesa immunitaria più efficace e solida è costituita da anticorpi secondari di tipo IgG, che intervengono a seguito di avvenuta infezione a bloccare i processi di replicazione virale che consentono ai virus di proliferare nell’organismo ospite. Per rendere un pochino meglio l’idea a tutti ho provato ad utilizzare questo paragone: sperare che una sostanza inoculata all’interno di un organismo possa creare una barriera fisica esternamente alle mucose che sono a contatto con l’ambiente esterno (e in tal modo possa impedire il contagio) sarebbe come sperare che un impianto di allarme installato all’interno di una abitazione con sensori e telecamere possa impedire ai ladri di rompere o forzare una porta o una finestra ed entrare! Se si vuole evitare il rischio di una effrazione è necessario rinforzare le barriere di protezione esterna!!! L’impianto di allarme interno sortirà l’effetto di impedire ai malintenzionati entrati in casa di arraffare di tutto, costringendoli verosimilmente a rubacchiare solamente le prime cose a portata di mano, creando in tal modo un danno limitato! Paragone banale….ma credo renda l’idea!

Ma allora, ci si deve vaccinare? O no? La risposta, al netto del fatto che stiamo parlando di una inoculazione di una sostanza che genera delle reazioni nel nostro corpo e conseguentemente non può in alcun modo essere considerata “innocua”, credo possa essere “dipende”. Da cosa? Dalla corretta valutazione del bilanciamento rischi/benefici. Ho detto che i vaccini non possono essere considerati innocui: nulla è considerabile totalmente innocuo se agisce generando una reazione….tutt’al più si potrà parlare di “profilo di sicurezza”. La scelta di somministrare un vaccino sarà quindi la risultante della valutazione degli effetti positivi che la vaccinazione stessa potrà dare ad un individuo considerando i potenziali effetti collaterali e avversi, e questi effetti positivi saranno da ricercare nella attesa attenuazione della portata dei sintomi causati dall’infezione; rendere più lievi gli effetti di una infezione sarà tanto più opportuno quanto più complessa è la condizione fisica e di salute della persona in questione. 

Allargando il discorso, più in generale quando si parla di strategie preventive si fa riferimento a differenti approcci, sia specifici sia aspecifici, per aumentare le difese immunitarie. 

Come detto, durante tutto l’arco dell’inverno affronteremo numerosi agenti patogeni, di origine virale o batterica, in grado di indurre manifestazioni cliniche, fortemente infettive e altamente contagiose e quindi molto diffuse nella popolazione, che coinvolgono le vie aeree sia alte che basse: tonsilliti, bronchiti, bronchioliti (molto diffuse e molto debilitanti nei bambini molto piccoli), polmoniti, senza ovviamente dimenticare gli stati di raffreddamento che sono molto più fastidiosi che debilitanti. Tutte queste patologie possono essere ricorrenti, soprattutto nei bambini e negli anziani, creando il vasto panorama delle malattie parainfluenzali.

Strategie preventive di immunostimolazione

Entriamo ora nel dettaglio delle strategie preventive di immunostimolazione, sia essa specifica oppure genericamente aspecifica.

  • IMMUNOSTIMOLAZIONE SPECIFICA: si tratta di preparati a base di lisati batterici, ovvero derivati dei ceppi patogeni, opportunamente trattati al fine di renderli innocui, conservando tuttavia nella struttura le parti in grado di stimolare la produzione di anticorpi da parte dell’organismo da proteggere; l’uso di questi preparati, da concordare con il medico curante, prevede cicli ripetuti, il primo dei quali è consigliato nel mese di settembre; tali prodotti  sono indicati per tutte le persone che durante l’inverno ricadono frequentemente in malattie batteriche delle vie aeree con conseguente ripetuto ricorso a terapie antibiotiche. 

  • IMMUNOSTIMOLAZIONE ASPECIFICA: si tratta di integratori a base solitamente di VITAMINA C, di Magnesio, di Zinco e di sostanze fitoterapiche (quali a titolo esemplificativo citiamo principalmente Echinacea e Uncaria) che hanno lo scopo di innalzare le difese dell’organismo, cioè la capacità da parte di qualsiasi individuo di difendersi da tutti gli agenti patogeni indistintamente, siano essi batterici o virali. In questa categoria rientrano anche i Probiotici, ovvero i più comunemente noti Fermenti lattici. Va ricordato infatti che la prima e principale difesa dell’organismo risiede a livello della flora batterica intestinale, la cui florida integrità è essenziale per poter affrontare al meglio la lunga stagione fredda.

Le diverse strategie, come detto, non si escludono vicendevolmente: il medico di base o il farmacista possono essere un valido supporto per ottenere gli opportuni consigli.

Ultimo accenno agli strumenti di diagnosi che, a mio avviso, in modo non del tutto opportuno si sono diffusi in commercio: i tamponi per uso personale domestico, una delle peggiori idee che il mercato ha prodotto in ambito sanitario, non tanto per l’oggetto in sé, potenzialmente ovviamente assai utile, ma per l’uso ed abuso (inteso nella duplice accezione di uso eccessivo ed improprio) che se ne è fatto. Quando si parla di tamponi, la mente di tutti o quasi corre al tampone antigenico per la determinazione dell’infezione da Covid-19. In realtà il tampone antigenico è uno strumento diagnostico utilizzabile per diversi microrganismi patogeni, come ad esempio il Virus dell’influenza o il batterio Streptococco. Tutti questi tamponi (ne esistono, ma sono utilizzati, peraltro di rado, solo a livello ospedaliero) sono strumenti di diagnosi, e come tali devono essere utilizzati: per fare diagnosi! Già….ma a che scopo si fa diagnosi? Si fa o si dovrebbe fare diagnosi per orientare al meglio i comportamenti da tenere, sia a scopo terapeutico (come curarsi) come sotto il profilo sociale (autoisolamento per non infettare altre persone): se nulla di tutto ciò avviene o cambia a seguito del risultato ottenuto dal tampone, la diagnosi fatta è stata del tutto inutile! La commercializzazione dei tamponi per autotest domestico non ritengo siano mai stati una buona idea (oggi meno che mai) sia perché per la quasi assoluta totalità limitati al solo Covid-19, sia perché in ogni caso resta utile il parere del medico o del farmacista su come comportarsi in seguito; se poi la scelta terapeutica non cambia (perché magari viene orientata ad alleviare i sintomi, simili e comuni a diverse infezioni causate da diversi agenti patogeni, e non a curare la causa), allora fare diagnosi differenziale, dando un nome e un cognome al microrganismo responsabile del malessere dell’individuo, diventa solo ed unicamente soddisfare una curiosità! 

Diverso sarebbe, invece, se la scelta terapeutica cambiasse a seconda dell’esito del tampone: se, per ipotesi, si dovesse scegliere quale farmaco specifico (antibiotico o antivirale, a seconda se si tratti di diagnosi per infezione batterica, come lo Streptococco Beta-Emolitico, o virale, come Covid o Influenza) somministrare ad un paziente, allora fare diagnosi differenziale non sarebbe solo utile ma diverrebbe quasi fondamentale!!! Ad inizio della scorsa stagione invernale, si era diffusa la commercializzazione di tamponi a pista multipla, destinati a determinare se la causa della malattia fosse una infezione da Covid-19 o da Influenza; inutili? Per nulla….a patto che venissero limitati a pazienti candidati alla prescrizione e somministrazione di specifici farmaci antiretrovirali, come il Paxlovid (specifico per il Covid-19) oppure quello che nella mia carriera si è rivelato come uno dei più colossali flop, ovvero il Relenza (Zanamivir, specifico contro il virus dell’influenza), farmaco comparso sul mercato una ventina di anni orsono e sostanzialmente mai usato proprio per la mancanza di uno strumento precoce di diagnosi, essenziale per decidere per la terapia, ovvero il tampone per l’influenza, che in realtà è sempre esistito ma mai messo a disposizione della popolazione. 

Da queste considerazioni, emerge a mio avviso una possibile conclusione: gli strumenti esistono, ma vanno usati con cognizione di causa, con uno scopo ben preciso e secondo una logica che non sempre può risultare chiara; per questa ragione, ritengo che debbano sempre essere utilizzati da professionisti sanitari, e sempre e solo se sussistono delle vere esigenze di ordine sanitario.


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