INFLUENZA: COME AFFRONTARLA?
- Farmacia Visini
- 2 giorni fa
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Se pensiamo all’inverno e al freddo, qual è la malattia più comune che salta subito alla mente? Probabilmente la maggior parte delle persone penserebbe all’influenza, e altrettanto probabilmente avrebbe ragione, anche se di fatto si tende a riunire sotto questa comune definizione tutta una serie di patologie (virali, batteriche ma a volte anche semplicemente infiammatorie, quindi senza essere originate da microrganismi patogeni) che si diffondono in larga scala in questa parte dell’anno.
Brevemente, giova ricordare che l’influenza propriamente detta è causata da un ben determinato virus (o meglio da un numero selezionato di ceppi, ovvero tipi, simili ma non identici dello stesso virus) che si trasmette per via aerobia (da qui l’elevata diffusione nel periodo di maggior assembramento di tante persone tutte insieme in ambienti chiusi e riscaldati) e che infetta l’ospite penetrando i suoi organi, utilizzandone parti cellulari per replicarsi (quindi per riprodursi: non è in grado di farlo autonomamente poiché non dotato di vita propria) per poi diffondersi infettando prima altri tessuti dello stesso ospite e poi successivamente altri individui. I virus, come quello che causa l’influenza, sono pertanto “parassiti obbligati”, ovvero devono necessariamente sfruttare un ospite per potersi riprodurre, diffondere e proliferare perché non hanno all’interno dell’involucro che li protegge le strutture cellulari necessarie per condurre i processi biologici essenziali per il ciclo vitale di un essere vivente; ciò che gli involucri (i cosidetti “capsidi”) contengono è il filamento del loro codice genetico (DNA o RNA) che viene replicato all’interno dell’ospite e che contiene le informazioni necessarie al ciclo vitale del virus. Quindi il contagio e la diffusione dell’infezione in un individuo ospite e da esso al resto della popolazione richiede due step: il primo è la penetrazione di una cellula ospite dove il virus possa replicarsi; il secondo è la trasmissione da una cellula infettata ad una nuova da infettare e da essa ad altre cellule e tessuti. I meccanismi di difesa, come vedremo bene in seguito, mirano a bloccare questi due step: la vaccinazione crea anticorpi che dovrebbero inibire la penetrazione della cellula da infettare, mentre i farmaci antivirali di cui parleremo puntano a bloccare la trasmissione di tessuto in tessuto e quindi, come a questo punto è chiaro, l’aggravarsi dell’infezione.
Perché è importante chiarire bene questi punti salienti relativamente a questa malattia tanto comune e tanto nota? Non basta semplicemente sapere che se non la si vuole contrarre può essere utile vaccinarsi (e ridurre al minimo i contatti con altri individui), mentre se la si contrae bisogna armarsi di antipiretici e tanta pazienza? Per la maggior parte degli individui, questi due aspetti della strategia farmacologica (prevenzione e trattamento volto al contenimento dei sintomi) contro l’influenza sono sufficienti: non si tratta, per lo più, di una malattia il cui decorso e la cui prognosi sono classicamente molto pesanti e invalidanti; tuttavia il quadro sintomatologico che può crearsi può peggiorare in modo significativo le condizioni di alcuni individui la cui salute è già precaria per altre malattie concomitanti (cardiopatie, diabete, degenerazioni invalidanti progressive ma anche stati di immunocompromissione, ovvero condizioni in cui il sistema fisiologico di difesa ha le armi spuntate). Per queste persone è decisamente preferibile provare ad intervenire precocemente piuttosto che ritrovarsi poi a dover curare i sintomi.
Ma come si può fare? Prima di entrare nel vivo della questione, è bene fare chiarezza sul fatto che non è assolutamente mia intenzione entrare nel dibattito (a parer mio un pochino stucchevole e un tantino demagogico) “VAX/NO VAX” che tanto spazio ha conquistato nel periodo della pandemia da Covid; è tuttavia chiaro che per gli individui appartenenti a categorie a rischio adottare una strategia preventiva attraverso la vaccinazione può fare davvero la differenza: la produzione di anticorpi indotta ostacola come abbiamo detto in modo significativo l’aggancio del capside virale (che, ricordiamolo, è l’involucro che protegge il materiale genetico del virus) alla cellula ospite e conseguentemente l’apertura del canale che fa entrare il genoma virale nella cellula ospite.
Tuttavia, per quanto siano le più note, vaccinazione e trattamento sintomatico (tipicamente antipiretici e riposo) non sono le sole strategie percorribili, anche se sono quelle che non richiedono un elemento che diventa invece fondamentale per la terza via di cui solo ora si è iniziato a tornare a parlare: come accennato poco sopra, esiste una terapia specifica che richiede una diagnosi certa per poter essere instaurata.
Ah, quindi esiste un trattamento mirato contro il virus dell’influenza? Qualcosa che sia diretto specificamente contro questo particolare parassita che non sia preventivo, come il vaccino, bensì curativo? La risposta è: SÌ, esiste, da molti anni (circa una ventina). Si tratta di farmaci antivirali, ovvero sostanze il cui meccanismo d’azione è bloccare la diffusione dell’infezione da una cellula ad un’altra all’interno dell’ospite. Come detto, sono farmaci assolutamente mirati e specifici, ma per essere prescritti con cognizione di causa richiedono una diagnosi certa…..cosa fattibilissima attraverso qualcosa cui nel periodo della pandemia ci siamo abituati: i tamponi antigenici. Ebbene sì, li abbiamo tutti quanti detestati, sia per il fastidio che procuravano nell’esecuzione, sia, soprattutto, per ciò che potevano comportare in caso di positività, ma sono di fatto uno strumento diagnostico noto da molto tempo, e come tutti gli strumenti di diagnosi possono essere molto preziosi e hanno una valenza fondamentale nell’indirizzare le scelte da compiere in termini di terapia.
Ma perché non sono mai stati utilizzati su larga scala, salvo poche eccezioni (per esempio in pediatria per la conferma di infezione da Streptococco, ancora una volta al fine di orientare la successiva terapia), se erano disponibili per diagnosticare in modo certo una malattia così diffusa? Forse perché non era disponibile un farmaco specifico da poter prescrivere a seguito di diagnosi? No, il motivo non può essere questo, anche perché circa 20 anni fa è stato commercializzato un medicinale antinfluenzale specifico che, dopo quasi trent’anni di lavoro, mi sento di poter definire come uno dei flop più clamorosi nell’ambito del mercato farmaceutico. Oggi invece, oserei dire finalmente, in questa stagione influenzale 2025/2026, abbiamo iniziato a vedere le prime prescrizioni di uno di questi farmaci antivirali antinfluenzali (formulato in compresse o sciroppo per uso sistemico); prescrizioni che sono seguite all’esecuzione di tamponi antigenici doppi (Covid e Influenza) al fine di fare diagnosi differenziale, cosa su cui qualche addetto ai lavori, e tra questi anche noi in farmacia, in tempi non sospetti qualche anno fa, aveva iniziato a ragionare: a seconda dell’esito del tampone si può scegliere la terapia specifica. Questo è il senso di fare diagnosi, cioè di eseguire un tampone che altro non è se non uno strumento, appunto, di diagnosi.
Un’ultima questione: le diverse strategie (vaccino, farmaci antivirali e farmaci sintomatici) sono alternative l’una all’altra o possono essere considerate sinergiche, cioè possono coesistere? Se consideriamo quanto detto in relazione ai meccanismi di azione, la risposta è chiara; infatti, ricapitolando:
Il Vaccino induce la produzione di anticorpi che combattono l’ingresso del virus nella cellula ospite per infettarla
I farmaci antivirali combattono la trasmissione del virus da una cellula infettata ad una nuova da infettare
I farmaci sintomatici controbattono i sintomi causati dall’infezione
I tre rimedi agiscono su diversi step e diversi processi e per questo possono essere abbinati ottenendo un risultato presumibilmente più efficace rispetto ai singoli trattamenti.
Appare dunque chiaro ora che il novero di mezzi a disposizione del personale sanitario per potersi prendere cura di pazienti in caso di influenza (in particolare di coloro che appartengano ad una delle categorie a rischio, per i quali la prognosi può essere molto meno fausta) si è arricchito di un ulteriore elemento: non più solo prevenzione o trattamento lenitivo dei sintomi, ma anche cura mirata contro il virus responsabile della malattia….uno strumento prezioso da usare in modo consapevole come solo la conoscenza tecnica, il tempismo e l’approccio ragionato al paziente e al suo stato di salute possono consentire.


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